Cosa sono i solfiti nel vino. Fanno male e che cosa possono causare?

Ultimo aggiornamento: 16.09.21

 

Il vino ha origini antichissime e ancora oggi è molto apprezzato dall’uomo. Per preservare le sue qualità organolettiche vengono utilizzati i solfiti. Ma cosa sono?

 

Da sempre il vino è presente sulle tavole degli italiani e non solo, in quanto è una bevanda squisita, che sposa bene con la convivialità. Durante un pranzo in famiglia, una cena con gli amici, un’occasione importante, questo “nettare degli dei” si presenta sempre in tutta la sua bontà e allegria.

Acquistare una buona bottiglia di vino però, non è così semplice come si può pensare, specialmente se non si è intenditori.

Che si tratti di un vino rosso veneto, romagnolo o pugliese oppure di un bianco frizzantino o di un rosato, prima di comprare una bottiglia di vino, è fondamentale conoscerne la composizione. Questa infatti incide sia sulla qualità del prodotto, sia sullo stato di salute di chi lo beve.

L’aspetto che maggiormente determina la genuinità di un vino, è il quantitativo di solfiti contenuti al suo interno. Vediamo insieme che cosa sono e a che cosa servono.

 

I solfiti nel vino

I solfiti sono delle molecole composte da  zolfo e ossigeno, il cui compito è quello di fungere da inibitore di ossidazione degli alimenti. In pratica si tratta di additivi conservanti che prevengono il deterioramento di un prodotto alimentare.

Questi vengono utilizzati in polvere, in forma solida o in forma gassosa, come per esempio avviene con l’anidride solforosa addizionata.

Da un punto di vista normativo e quindi legale, la presenza di additivi come i solfiti, deve essere necessariamente segnalata sull’etichetta di una bottiglia di vino. La dicitura deve riportare il codice identificativo del conservante o il suo nome chimico. Se un vino contiene solfiti, l’etichetta della bottiglia dovrà riportare uno di questi nomi o il relativo codice:

  •         Solfito di sodio (E221)
  •         Anidride solforosa (E220)
  •         Solfito di potassio (E225)
  •         Bisolfito di sodio (E222)
  •         Solfito di calcio (E226)
  •         Metabisolfito di sodio (E223)
  •         Bisolfito di calcio (E227)
  •         Metabisolfito di potassio (E224)
  •         Potassio solfito acido (E228)

 

I solfiti fanno male?

Ora che abbiamo chiarito che cosa sono i solfiti, vediamo di capire se questi additivi sono pericolosi o meno per la salute dell’uomo. Secondo il Reg UE 1169/2011, i solfiti sono classificati tra le 14 sostanze che possono causare intolleranze o allergie alimentari.

Chiaramente esistono soggetti meno sensibili, nei quali questi additivi non generano alcun tipo di disturbo grave, se non un lieve mal di testa.

Al contrario nelle persone ipersensibili, come per esempio in quelle che soffrono di asma, i problemi respiratori potrebbero essere aggravati dall’assunzione di tali sostanze.

Alcune ricerche scientifiche hanno fatto emergere che l’eccessivo consumo di solfiti potrebbe inibire l’assimilazione di vitamina B1, anche se su questa tesi ci sono ancora molti pareri contrastanti.

Per legge, il tetto massimo che non deve essere superato nell’utilizzo di solfiti in una bottiglia di vino è di 0,7 mg/kg. Al di là di tale limite, non vi è l’obbligatorietà da parte dell’azienda di indicare l’esatto quantitativo di additivi utilizzati in un prodotto, purché il totale di questi elementi non superi la soglia massima.

Molti studiosi e l’EFSA (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare) suggeriscono che è fondamentale indicare sull’etichetta non solo la presenza ma anche la quantità di solfiti immessa nel prodotto, al fine di consentire ai soggetti ipersensibili di essere a conoscenza dell’effettivo contenuto di una bottiglia.

Perché è meglio limitare l’assunzione di solfiti

Come già accennato precedentemente, i solfiti possono portare a numerosi effetti collaterali per l’organismo umano, alcuni dei quali molto dannosi, se il dosaggio di tali additivi è eccessivo.

Tra i disturbi più noti e diffusi che questi conservanti possono provocare ricordiamo:

  •         Calo o inibizione totale dell’assimilazione di vitamine appartenenti al gruppo B
  •         Affaticamento del fegato
  •         Senso di nausea e vomito
  •         Disturbi gastrici
  •         Diarrea
  •         Stati di cefalea (es. emicrania)
  •         Interazione con farmaci cortisonici
  •         Stati d’ansia

Sia chiaro che questo elenco è da tenere in considerazione solo per i soggetti ipersensibili e per chi fa largo consumo di vini contenenti solfiti aggiunti.

In realtà è bene ricordare che in media, la dose massima di solfiti tollerata dal corpo umano, è pari a 70 mg. Una bottiglia di vino in genere ne contiene ben 150 mg, pertanto la proporzione viene naturale, senza considerare che quotidianamente ingeriamo anche altri solfiti presenti in molti alimenti che compongono la nostra dieta.

In poche parole, non intendiamo dire che non bisogna consumare affatto alimenti che contengono questi additivi ma che bisogna fare attenzione al quantitativo che se ne assume.

 

Esistono in commercio dei vini senza solfiti?

La concentrazione di solfiti varia in base al tipo di vino, infatti è maggiore nei vini bianchi e minore in quelli rossi. Questo perché nel secondo caso, i tannini e i polifenoli contenuti nella buccia degli acini, fungono già da potenti antiossidanti.

Ricordiamo che il quantitativo di anidride solforosa non deve essere eccessivo, perché andrebbe ad alterare le proprietà organolettiche del vino.

Oggi, l’attenzione all’utilizzo di questo tipo di additivi è maggiore, infatti molte aziende vinicole stanno sviluppando delle nuove tecniche di produzione che non necessitano dell’aggiunta di solfiti.

In pratica, durante la fase di realizzazione di un vino, la fermentazione produce già da sé dei solfiti naturali, che rimangono nella bevanda fino all’effettiva consumazione del prodotto.

Lo scopo di tali tecniche di produzione, mira a ridurre significativamente se non a eliminare del tutto l’aggiunta di “additivi extra”.

Quando si parla di vini biologici o “bio”, l’aggiunta di solfiti non è vietata, tuttavia in questo caso le concentrazioni di additivi sono drasticamente ridotte rispetto a quelle presenti nei vini industriali.

Il mondo dei vini è talmente vasto e complesso che orientarsi sul giusto prodotto non è mai una cosa semplice. I fattori da tenere in considerazione sono davvero tanti; tuttavia se volete evitare un consumo eccessivo di solfiti, vi suggeriamo di optare per un vino rosso piuttosto che per un vino bianco. Diversamente scegliete dei vini specifici sui quali è espressamente indicata la totale assenza di solfiti aggiunti.

 

 

 

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