Breve storia della birra in Italia

Ultimo aggiornamento: 01.12.22

 

La birra è una delle bevande preferite in tutto il mondo: se volete sapere come è nata e come si è diffusa in Italia, leggete il nostro articolo.

 

Se vi state chiedendo chi ha inventato la birra, possiamo dirvi che la prima prova della sua produzione risale a ben 5000 anni fa, in Asia, dove vivevano i Sumeri. Successivamente, in una tavoletta assira, viene nominata non solo in maniera esplicita, ma viene menzionato proprio il mestiere di birraio.

Non possiamo immaginare certo un fusto di birra da 5 litri ma a Babilonia la birra era disponibile in circa 20 qualità differenti: le più diffuse erano la bi-se-bar, ovvero la birra d’orzo, la bi-gig, una scura, la bi-gig-dug-ga, sempre scura ma di qualità più alta e la bi-kai, che invece era la più valida.

 

Storia della birra

Se l’invenzione della birra la si deve ai Sumeri, c’è da dire che questa bevanda aveva anche un significato religioso, visto che la si consumava durante i funerali per celebrare il defunto e veniva anche offerta alle divinità per assicurare un riposo tranquillo al morto.

In seguito raggiunse anche il Medio Oriente, dove gli arabi creavano questa bevanda con pani di orzo, che venivano germinati e poi cotti, in grado di fornire il malto. Sbriciolato e unito all’acqua, dava il via a una fermentazione che poi portava alla nascita della bevanda. 

Sin dalle origini della birra, si è pensato alla creazione di varie tipologie, dalla chiara alla scura, dalla dolce alla forte. In Egitto veniva chiamata zithum ed era conosciuta in tutta la nazione: aveva circa 12° ed era aromatizzata tramite i lupini.

I sudditi dei faraoni venivano educati sin dalla tenera età a berla, in quanto era considerata anche al pari di una medicina: i bambini in fase di svezzamento, quando le mamme non avevano latte a sufficienza, venivano nutriti con birra a basso grado di alcol, in unione ad acqua e miele. 

 

La storia della birra  in Italia

Fino a metà ‘800, la birra in Italia veniva consumata solo da pochi appassionati, in quanto il paese era più abituato a consumare il vino. La sua produzione era quindi molto limitata e a qualche laboratorio artigianale: si trattava di creazioni discontinue, in quanto le birre di qualità venivano importate dal nord dell’Europa.

Secondo l’enciclopedia della birra, infatti, le prime produzioni in Italia di un certo rilievo sono a opera di industriali come Dreher, Wuhrer, Von Wunster e così via, che da noi cercavano nuove opportunità per espandere il mercato.

In seguito alla rivoluzione industriale, la produzione raggiunse livelli molto alti e si svilupparono anche le importazioni. In questo modo l’invenzione della birra raggiunse anche i ceti meno abbienti.

La Prima Guerra Mondiale

Durante questo evento la produzione di birra subì una brusca battuta d’arresto, anche perché il malto e il luppolo scarseggiavano. Finito il conflitto, le fabbriche rimaste attive erano solo 60, ma la produzione superava addirittura il milione di ettolitri, per cui il mercato andò subito a crescere. 

Questa situazione andò solo a migliorare le realtà industriali come la Wuhrer a Brescia, la Dreher a Trieste o anche la Peroni nelle Birrerie Meridionali di Napoli. Arrivò nel 1927, la legge Marescalchi che impose ai birrai di impiegare almeno il 15% di riso nella miscela dei cereali usati per la produzione della birra. 

Allo stesso tempo, furono aumentate anche le imposte, a livello nazionale e comunale, e venne introdotta la vendita solo dietro un’apposita autorizzazione. Tutto ciò non fece altro che andare a favore del vino e del suo consumo, soprattutto a causa dell’incremento dei prezzi.

Arriviamo così alla soglia degli anni ‘30, quando cioè la produzione di birra si ridusse ampiamente, tanto da far fallire parecchie fabbriche. Quelle sopravvissute riuscirono a consolidarsi e a far riorganizzare il mercato, così che poterono continuare il loro lavoro, superando la crisi. 

 

La Seconda Guerra Mondiale

Non mancò però molto tempo prima che nuovamente ci fosse un arresto delle industrie birraie, a opera del secondo conflitto mondiale. Successivamente ci fu il nuovo boom economico post bellico, che fece schizzare le produzioni di birra e quindi riportò in auge questa buona bevanda. 

Siamo negli anni ‘60 quando la birra diventa, finalmente, un prodotto di uso comune, tanto che nel 1975 la sua produzione raggiunse gli 8 milioni di ettolitri. Arrivò a questo punto l’ennesimo aumento delle accise, che comportò un nuovo brusco arresto e a una lenta ripresa, fino ad arrivare ai giorni nostri, con un consumo pro capite che supera i 28 L (dato del 2010).

Storia della birra in Italia: come siamo messi oggi?

Oggi sono soprattutto le multinazionali ad avere stabilimenti industriali sul nostro territorio: in tutto sono 18 e si servono di un numero di dipendenti che va da 3500 a 4000 persone. Negli ultimi 20 anni, inoltre, si è assistito alla nascita di tanti microbirrifici e anche di brewpub, una realtà che non ha fatto altro che portare in auge la birra artigianale e di qualità.

Sono infatti molti coloro che apprezzano le produzioni di nicchia e che non disdegnano di preferire queste alle classiche vendute nei supermercati: le non filtrate, le rosse, le bionde, tutte quelle realizzate da piccoli produttori che mettono amore nella creazione di birre fruttate e dai sapori originali e particolari. 

Ma è anche possibile realizzarla da soli in casa, visto che ci sono vari set in vendita che permettono di realizzarla tra le mura domestiche e senza un gran dispendio di energia. 

 

 

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