Le 10 migliori birre analcoliche sul mercato

Ultimo aggiornamento: 08.05.21

 

Sebbene, in genere, si acquisti la birra analcolica al supermercato solo quando si ha un ospite astemio, magari sollevandola guardinghi dallo scaffale come dei ladri e riponendola nel carrello sperando che nessuno se ne accorga… oggi vi faremo cambiare idea su queste bevande troppo spesso demonizzate per il loro quantitativo esiguo di alcol.

 

Per molti intenditori, la birra analcolica è sempre stato un prodotto di nicchia da consumare prevalentemente per motivi di salute, sportivi, religiosi o semplicemente quando si ha voglia di bere in compagnia senza temere la fatidica prova del palloncino se dopo ci si deve mettere alla guida.

Per abbattere gli stereotipi tradizionali associati al gusto piatto e poco soddisfacente di queste bevande, abbiamo deciso di stilare una classifica delle dieci migliori birre “alcool free” da provare assolutamente. Pronti per intraprendere con noi un entusiasmante viaggio alla scoperta di questo trend minoritario ma in costante crescita? Allora, bicchieri per birra alla mano che si comincia!

 

Tre cose da sapere sulla birra analcolica

Ammettiamolo: l’idea di potersi concedere una birretta il cui consumo non fa ingrassare, non danneggia la salute e permette persino di potersi mettere alla guida dopo, fa gola a tutti. Tuttavia, se siete dei veri intenditori della birra ci sono alcune cose che dovete sapere su quelle analcoliche prima di farne scorta al supermercato. Diciamo “supermercato” perché oggigiorno trovare dalle nostre parti un locale che proponga anche bevande senza alcol è più difficile che trovare un ago in un pagliaio.

La prima brutta notizia è che anche la migliore birra analcolica in commercio non avrà mai il gusto caratteristico di una tradizionale, sebbene quelle che vi proponiamo nella nostra top ten rappresentino comunque dei degni sostituti qualora si sia costretti, per ragioni di salute, dieta, allenamento sportivo o gravidanza, a fare una scelta “alcool free”.

In secondo luogo, quando in etichetta si legge la dicitura “analcolica” non bisogna pensare che la bevanda in questione sia totalmente priva di alcol, poiché alcune possono comunque avere un titolo alcolometrico pari o leggermente superiore allo 0,5%.

Pertanto, prima dell’acquisto è buona norma prestare attenzione all’etichetta tenendo presente che per la legge italiana si definisce “analcolica” una birra con tasso alcolico inferiore all’1,2%. Altro mito da sfatare è quello secondo cui il ridotto contenuto di calorie della birra analcolica consenta di berne di più senza pericolo di ingrassare. Vero è che le 37 kcal della birra in questione la rendano meno calorica rispetto a quelle tradizionali, ma non dimentichiamoci che si tratta pur sempre di una bevanda gassata a cui vengono aggiunti aromi, per cui anche in questo caso bere senza moderazione potrebbe provocare un accumulo lipidico momentaneo.

Ma, allora, la birra analcolica fa male? Assolutamente no, anzi resta comunque assodato il fatto che la bassa gradazione alcolica permette sia di bere una buona birra analcolica in gravidanza senza temere conseguenze per la salute e il corretto sviluppo del feto sia di evitare i principali effetti dell’alcol sull’organismo e, soprattutto, sul nostro povero fegato.

Come come si fa la birra analcolica

Per produrre la birra anacolica vengono utilizzate diverse tecniche di birrificazione sostanzialmente raggruppabili in due categorie: il metodo di diluizione e quello sottrattivo. Il primo si basa sulla preparazione di un mosto in cui l’attività enzimatica avviata in fase fermentativa determina la formazione di destrine a opera di lieviti a basso potere alcoligeno, in modo da ottenere un ridotto contenuto di zuccheri fermentabili.

Con il metodo sottrattivo, invece, il mosto viene preparato secondo il metodo tradizionale e, una volta terminata la fermentazione, si utilizzano delle avanzate tecniche di filtraggio, come l’evaporazione sottovuoto, l’osmosi inversa o la dialisi su membrana, che eliminano l’alcol dalla bevanda.

 

Le dieci migliori birre analcoliche sul mercato

Per capire come si comporta la birra analcolica alla prova del calice, ne abbiamo testate dieci per individuare le migliori attualmente reperibili nelle maggiori insegne della grande distribuzione.

 

1. Clausthaler Unfiltered (0% di volume alcolico – 26 Kcal/100 ml)

La birra analcolica migliore – secondo noi – è la Clausthaler Unfiltered, una keller dal colore torbido e con un retrogusto leggermente amaro. A differenza dei principali prodotti concorrenti, è l’unica capace di ingannare effettivamente il palato, nascondendo la sua natura analcolica.

2. Bavaria 0.0 (0% di volume alcolico – 24 Kcal/100 ml)

Medaglia d’argento per la Bavaria 0.0, che grazie al suo gusto morbido e leggero ricorda vagamente le sue “cugine” alcoliche. Al palato l’amaricante del luppolo, in combinazione ai piacevoli sentori di camomilla e miele, ne favorisce la persistenza rendendo scorrevole e dissetante ogni sorso.

 

3. Beck’s Blue (0,3% di volume alcolico – 23 Kcal/100 ml)

Un’altra birra senza alcool che vi invitiamo a provare è la Beck’s Blue, il cui gusto amaro viene attenuato dalla bassa quantità di luppolo presente, rendendone il sapore molto simile alla sorella maggiore Beck’s Next. Servita alla giusta temperatura, non dà l’impressione di essere un surrogato della birra “vera” in virtù dell’assenza di qualsivoglia retrogusto strano o inconsueto.

 

4. Moretti Zero (0,05% di volume alcolico – 20 Kcal/100 ml)

Alla vista si presenta con un colore giallo paglierino intenso, con riflessi citrini e schiuma scarsa. Il profumo fine e floreale invita subito al sorso, ma non sempre soddisfa le aspettative nella fase gustativa poiché il suo sapore inizialmente intenso abbandona velocemente il palato lasciandone solo un vago ricordo.

5. Tourtel (0,5% di volume alcolico – 22 Kcal/100 ml)

Il colore ambrato e l’intenso aroma erbaceo fanno da preludio a un sapore piacevolmente dolce e intenso in cui è il malto a farla da padrone, sebbene dopo un po’ la vena amara che si sprigiona in bocca tenda a riportare in ordine la degustazione.

 

6. Heineken 0.0 (0% di volume alcolico – 21 Kcal/100 ml)

Con la Heineken 0.0 andiamo più sul “commerciale”, ma il colore giallo paglierino carico sormontato da un fragrante cappello di schiuma bianca danno l’idea di una bevanda dal sapore intenso ed equilibrato. Impressione, però, che trova conferma solo in parte, visto che si tratta di una birra analcolica abbastanza leggera e che “sa di poco”, ma quel poco nel complesso è fatto davvero bene.

 

7. Argus Free (0,4% di volume alcolico – 29 Kcal/100 ml)

Anche la Argus Free entra di diritto nella nostra top ten delle migliori birre analcoliche grazie al suo gusto leggero e dissetante che ricorda vagamente una weiss. Prodotta in Polonia e reperibile solo presso i supermercati della catena LIDL, ha anche il grande vantaggio di costare poco, ma ci si dovrà accontentare del “triste” formato in lattina.

 

8. Birra Coop Italiana Analcolica (0,5% di volume alcolico – 19 Kcal/100 ml)

Con il 100% di malto d’orzo italiano, la birra analcolica a marchio Coop punta tutte le sue carte sugli avvolgenti sentori di fieno e caramello che, dopo qualche sorso, lasciano il posto alle note amare del luppolo. Insieme alla Heineken e alla Argus Free, rientra sicuramente tra le migliori alternative “da pizzeria”.

9. Brooklyn Special Effect (0,4% di volume alcolico – 29 Kcal/100 ml)

Oltre a essere stata una delle prime birre analcoliche reperibili sul mercato, la Brooklyn Special Effect rientra ancora oggi tra le migliori pur non presentando un gusto particolarmente distintivo. Insomma, una bevanda alcol free a cui piace “vincere facile” con il suo stile che strizza l’occhio alle tradizionali birre da camionista.

 

10. Paulaner Weissbier Non-Alcoholic (0% di volume – 24 Kcal/100 ml)

La Paulaner Weissbier Non-Alcoholic, che chiude la nostra classifica, è tra le poche weiss analcoliche che soddisfano pienamente il palato durante la degustazione. Si presenta leggermente torbida e con una schiuma particolarmente bianca, cremosa e persistente, ma al palato – purtroppo – l’assenza dell’alcol si sente, sottolineando la mancanza di quel qualcosa in più che sostenga il sorso.

 

 

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