Decarbossilare la cannabis: un processo fondamentale per la produzione di gustosi liquori

Ultimo aggiornamento: 25.02.24

 

Quando si parla di cannabis, può capitare di avere a che fare con espressioni tecniche non immediatamente comprensibili a chi non conosce il mondo, ricco di sfaccettature, che ruota attorno alla succitata pianta. Tra i suddetti termini, rientra il verbo “decarbossilare”. Cosa significa? Perché si procede alla decarbossilazione della cannabis? Scopriamo, nelle prossime righe dell’articolo, le risposte a queste domande.

 

Cosa si intende per decarbossilazione della cannabis

La decarbossilazione è un processo di attivazione della pianta, necessario nei casi in cui la si utilizzi in cucina per preparare leccornie da portare in tavola o bevande (se ti interessa approfondire quest’ultimo aspetto, qui troverai la ricetta del liquore alla canapa fatto in casa, che può essere preparato sia con i fiori, sia con le foglie).

Si tratta di un processo il cui cuore è il riscaldamento della pianta: niente di più, niente di meno. Dietro a quella che, apparentemente, è una procedura semplice e ordinaria, c’è un vero e proprio mondo di mutazioni.

Con la decarbossilazione, infatti, i fitocannabinoidi sono interessati da un cambiamento della loro struttura chimica. Nello specifico, da precursori, ossia molecole che, in chimica, sono fondamentali nel processo di formazione di una nuova molecola, diventano attivi.

Grazie a questo passaggio, è possibile parlare, a seguito della cottura, del mantenimento degli effetti che tanto hanno reso famosa la cannabis.

Sì, hai capito benissimo: stiamo dicendo che, se consumata cruda, la pianta contiene pochissime sostanze in grado di far apprezzare, a chi la consuma, effetti rilevanti (con la cannabis light o cannabis depotenziata, legale in Italia in quanto caratterizzata da una bassissima percentuale di THC, non si parla di psicoattività).

Dopo questa doverosa premessa, possiamo entrare nel vivo di quello che concretamente accade quando si concretizza il processo di decarbossilazione della cannabis.

Cosa succede quando si decarbossila la cannabis?

Decarbossilare la cannabis vuol dire esporre la pianta a una fonte di calore. A livello concreto, non si fa nulla di diverso rispetto alle situazioni in cui si fuma o si sceglie la vaporizzazione delle cime. Attraverso il contatto con una fonte di calore rilevante, avviene, nella pianta, la separazione tra il gruppo carbossilico, caratteristico degli acidi carbossilici, e i cannabinoidi. Attenzione: questi ultimi, sono presenti in una forma particolare, ossia quella acida.

Parlare di CBD, infatti, è improprio. Prima dell’azione del calore, infatti, troviamo il CBDA, o acido cannabidiolico, il precursore biosintetico del cannabidiolo.

La trasformazione da precursori a composti attivi, permette di chiamare in causa un aspetto del quale si parla spesso quando si discute degli effetti della cannabis sull’organismo: l’interazione con i recettori del sistema endocannabinoide, una complessa rete di vie biologiche di comunicazione tra cellule scoperta all’inizio degli anni ‘90 e fondamentale per il mantenimento dell’omeostasi, ossia quello stato di equilibrio interno che il nostro organismo “si impegna” sempre a perseguire.

 

Come eseguire la decarbossilazione

Per avere la certezza che avvenga il processo di trasformazione dei cannabinoidi da precursori ad attivi, bisogna fare attenzione sia alla temperatura a cui viene esposta la cannabis, sia ai tempi. Un range ideale per ottenere risultati e per avere una buona base per le proprie ricette è una temperatura compresa tra 105 e 116°C.

Per quanto riguarda i tempi, invece, il consiglio è quello di orientarsi fra i 30 e i 45 minuti. Tornando un attimo ai tempi, è doveroso ricordare che, in seno ai breeder, è aperto un dibattito. C’è chi, infatti, considera come optimum un’esposizione attorno ai 120°C.

Andare oltre è rischioso. Così facendo, infatti, si aumenta la probabilità di rovinare l’erba. Per rendersi conto delle conseguenze, basta rammentare che, in linea di massima, attorno ai 150°C sia i terpeni, sia i cannabinoidi degradano, con ovvia compromissione della potenza aromatica della pianta.

Concludiamo con un cenno ai metodi, ricordando che il più popolare è l’utilizzo del forno e di una pratica teglia.

 

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