Storia, caratteristiche e degustazione del Recioto della Valpolicella

Ultimo aggiornamento: 26.06.22

 

La Valpolicella è una zona del Veneto, per la precisione della provincia di Verona, che è nota e celebrata in tutto il mondo per gli eccezionali vini che vengono prodotti e che rappresentano davvero un’eccellenza italica per gli enologi o i semplici amanti del buon bere. Amarone, Ripasso e Valpolicella sono vini che conoscono anche gli astemi e che è molto semplice acquistare online, per esempio sul sito di Enoteche Piave, che offre un’ampia scelta di rossi, bianchi, liquori e birre. Ma non sono gli unici vini eccellenti che arrivano da queste terre e, in questo articolo, vogliamo focalizzarci su uno, probabilmente meno noto, ma ugualmente strepitoso: il Recioto. 

 

Le origini si perdono nel tempo

Il Recioto è un vino  dolce – e probabilmente questo dettaglio l’ha penalizzato nel confronto con le altre etichette – ed è il più antico tra tutti quelli che si producono in Valpolicella (ma anche in assoluto), tanto che se ne trovano tracce in documenti che risalgono al I secolo avanti Cristo e che citano un “vino dolce ricavato da uve appassite”. Nel VI secolo dopo Cristo, Cassiodoro – un ministro del re Teodorico – in una missiva inviata al sovrano gli consigliava, qualora si fosse trovato nella zona di Verona, di assaggiare il vino dolce tipico della regione. A quei tempi la dolcezza era una caratteristica irrinunciabile per i bevitori di vino, al punto che gli antichi Romani vi aggiungevano addirittura il miele, e il fatto che il Recioto fosse naturalmente dolce gli diede grande popolarità in tutto l’Impero. 

Viaggiando velocemente nel tempo e arrivando più vicini ai giorni nostri, non possiamo tacere il fatto che “Sua Maestà” l’Amarone deve praticamente tutto al Recioto, visto che – secondo la leggenda – nacque (intorno agli anni ’30 del Novecento) proprio in seguito a un errore nella realizzazione del Recioto. 

Da cosa deriva il suo nome? L’origine non è chiara e sono due le teorie più accreditate: la prima è che sia una storpiatura della parola “Raeticum”, ovvero proveniente da quella regione che, ai tempi dell’Impero Romano, era nota come Raetia. La seconda è che derivi dalla parola dialettale “recie”, che significa “orecchie”, che era utilizzata dai veronesi per chiamare i due grappoli d’uva più piccoli che spesso si trovano al fianco di quello principale e che ricordano, appunto, due orecchie. 

 

Le caratteristiche del Recioto

Il Recioto della Valpolicella è un vino passito DOCG che, per potersi fregiare di questa denominazione, deve rispettare una serie di parametri previsti dal disciplinare di produzione. Vediamo quali. Innanzitutto deve essere prodotto da uve tipiche della regione: Corvina e Corvinone (per la maggior parte), Rondinella, cui si possono aggiungere altre uve autoctone, senza però che queste superino il 25% del totale. Poi le uve devono appassire per tre mesi, il naturale residuo zuccherino deve essere di almeno 46 grammi per litro e il contenuto alcolico di non meno del 12% (e infatti la maggior parte dei Recioto ha una gradazione che oscilla tra i 13 e i 14%). 

Tra i vini dolci più conosciuti della regione, il Recioto riesce a non essere stucchevole, in virtù di una buona acidità e di un tono sostenuto. Alla vista si presenta con un colore rosso rubino scuro, piuttosto carico e dalle sfumature tendenti al granata (che si accentuano con l’invecchiamento). All’analisi olfattiva restituisce sentori di frutta passita, ciliegie e, conseguenza dell’invecchiamento in botte o barrique, note speziate di tabacco, vaniglia, cioccolato e cannella. 

Al palato risulta pieno, vellutato e dolce ma con una certa astringenza, a causa dei tannini delle uve e della sua maturazione in botte, e con note vanigliate e di tostatura. Il Recioto, tra l’altro, non teme l’invecchiamento, anzi una bottiglia di una grande annata può restare in cantina anche per una decina d’anni senza problemi. Se degustato “giovane” restituirà un gusto più fruttato, con sentori di ciliegia, frutti rossi e di bosco; se lasciato invecchiare, al palato sarà più elaborato, con richiami a composte di frutta, liquirizia, cacao, chiodi di garofano e cannella. 

Gli abbinamenti

Non bisogna essere grandi esperti per sapere che l’abbinamento migliore per un vino dolce è con i dessert. Il Recioto non fa eccezione ma, per la sua struttura robusta, si fa preferire per accompagnare torte e biscotti di pasta frolla e alle mandorle (come i cantucci) e il cioccolato in ogni sua forma, specialmente quello fondente e quello aromatizzato. 

Altra possibilità di abbinamento è quella con i formaggi, in modo particolare quelli erborinati e stagionati dal gusto intenso e deciso, come quelli di capra o pecora ma anche con Parmigiano o Asiago dalle stagionature superiori ai 24 mesi. Si presta perfettamente anche come vino da meditazione. 

Il Recioto va servito in un calice da vino passito a stelo lungo e, per la sua grande struttura e per l’affinamento mediamente lungo a cui è sottoposto, va stappato almeno un’ora prima di berlo e servito a una temperatura attorno ai 15 gradi.  

 

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